L’archivio RACCONTA

Storie di I.M.I.

Gli internati militari Asolani, dal fronte di guerra ai lager Tedeschi (1943 – 1945)

La memoria della prigionia degli I.M.I. Asolani

Sulla scia di un doveroso recupero storico della resistenza antifascista, l’Archivio Storico comunale dedica un percorso digitale ai militari Asolani che, come gli tutti gli altri connazionali, dopo l’8 settembre, scelsero la prigionia nei lager tedeschi per fedeltà all’esercito regolare: gli ex I.M.I., ovvero, gli Internati Militari Italiani. I.M.I., è stata la denominazione decisa da Hitler per disconoscere alle truppe italiane ex alleate, lo status di prigioniero di guerra che avrebbe creato qualche imbarazzo alla Repubblica Sociale di Mussolini impegnata a riscattare l’onore nazionale infangato dall’armistizio; senza contare che, in questo modo, si privava questa categoria della tutela della Convenzione di Ginevra.

Gli I.M.I. nell’Archivio Storico comunale e negli archivi privati dei familiari

A supporto del lavoro di ricerca degli ex militari Asolani che potrebbero essere interessati ad ottenere la medaglia d’onore quale dovuto riconoscimento per la prigionia sofferta dal settembre 1943 al 1945 nei lager tedeschi, l’Archivio Storico ha individuato alcuni materiali documentari per arricchire questa inedita pagina di storia asolana.

Si tratta, soprattutto, di documenti che attestano, nel dopoguerra, l’attività assistenziale rivolta dalle istituzioni (Commissariato Provinciale Assistenza; Comitato comunale, etc..) ai deportati civili e militari (richieste di notizie; elenchi degli I.M.I. Asolani e di distribuzione generi di prima necessità; ….).

Gli I.M.I. nell’Archivio Storico comunale e negli archivi privati dei familiari

Dagli archivi privati familiari, è possibile, invece, il recupero di documenti che attestano l’effettiva permanenza del soldato nei lager tedeschi, come i fogli matricolari o di congedo; le concessioni delle croci al merito di guerra; le cartoline o lettere inviate dal campo di prigionia ai familiari; attestazioni di liquidazioni di assegni assistenziali, etc…

Tra le testimonianze più interessanti, ovviamente, spiccano i diari che descrivono puntualmente la prigionia e le successive vicende della liberazione.

La storia di una resistenza “recuperata”

Il recupero della memoria della resistenza degli I.M.I. nei lager tedeschi aggiunge, doverosamente, un capitolo alla storia della resistenza antifascista fino a qualche tempo fa studiata solo nelle forme, in particolare, della guerra partigiana; delle forze armate contro i tedeschi l’8 settembre; della partecipazione delle forze armate nazionali alla campagna angloamericana in Italia. La fedeltà alle “stellette” dell’esercito italiano ha riguardato la maggioranza dei 650.000 militari che, dopo lo sfascio dell’8 settembre, preferirono la prigionia nei lager tedeschi al tradimento con il passaggio dalla parte nazifascista.

Come riportato nel libro a cura di Avagliano M.-Palmieri M., Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti, 1943-1945, l’esperienza degli I.M.I., per l’intensità e le modalità della sopraffazione fisica, morale e spirituale subita, fu più simile a quella dei deportati o dei lavoratori coatti che a quella degli altri prigionieri di guerra, anche a causa del clima di vendetta successivo all’armistizio dell’8 settembre e all’accusa di tradimento rivolta dai tedeschi al popolo italiano.

La scelta di massa degli I.M.I. fu autentica Resistenza che fornì un contributo concreto al crollo del nazifascismo e al successo della guerra di liberazione italiana ed europea sul piano militare, politico e culturale.

La più immediata e diretta conseguenza del no pronunciato dagli I.M.I. fu di carattere militare: venne a mancare ai nazisti un presidio decisamente più capillare e massiccio al Nord contro la guerra partigiana.

Da un punto di vista politico, gli I.M.I. con la loro prigionia oltremodo severa, finirono per dimostrare che i tedeschi erano forze di occupazione e che il sedicente governo repubblicano era incapace di qualsiasi tutela nei loro confronti in quanto senza valore. Il comportamento degli I.M.I. rappresentò, così, un contributo diretto alla crescita diffusa della Resistenza non armata e presupposto al radicarsi della lotta antifascista a dispetto della propaganda e della censura che li definiva non prigionieri ma “camerati in grigioverde che hanno combattuto fianco a fianco con i camerati tedeschi in Russia, in Africa, in Grecia, in Sicilia”.